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		<name>Val D&apos;Orcia</name>
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			<text>Val D&apos;Orcia</text>
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				<name>Monsampolo del Tronto</name>
				<desc>E&amp;#39; il giorno della partenza. Mina &amp;egrave; gi&amp;agrave; pronta del giorno prima, completamente carica. Rimane solo da saltare in sella ed andare. Mamma, contraria fin dall&amp;#39;inizio al mio VIAGGIO in MOTO in SOLITARIA (ancora non ho ben capito quale di questre 3 cose le roda di pi&amp;ugrave;), mi segue come un cane, chiedendomi cosa ho messo nei bagagli, parlandomi di quando &amp;egrave; stata lei a Spoleto e tirandomi le makumbe con le sue previsioni meteo. La mia sopportazione &amp;egrave; messa a dura prova, cos&amp;igrave; anticipo la partenza. Un primo presagio nefasto lo trovo al bancomat di Stella: il terminale &amp;egrave; in panne, quindi parto con 40 &amp;euro;uri in tasca. Un secondo lo trovo alla rampa della superstrada. Devo prendere la rampa alla mia sinistra. Metto la freccia. In senso contrario viene un&amp;#39;AUDI. Mette la freccia pure lui. Penso &amp;quot;prender&amp;agrave; pure lui la superstrada&amp;quot; e comincio ad attraversare. L&amp;#39;AUDISTA tira dritto e cerca di mettermi sotto. E la freccia? Era una trappola? Ma poi ripenso che in fondo &amp;egrave; un audista. Non posso dargli colpe: &amp;egrave; la sua natura!&lt;br /&gt;
Superata Acquasanta comincio a sentire nelle vene che sto facendo sul serio. E&amp;#39; una giornata ventilata, inoltre viaggiando da solo preferisco dedicare parte della giornata alla guida, onde evitare di rischiare di&amp;nbsp;annoiarmi a destinazione. Ne consegue che viaggio a passo di vacca. Decido di fermarmi poco dopo Norcia, giusto per studiare sui libri che mi porto appresso cosa vedr&amp;ograve; a Spoleto. Da l&amp;igrave; a poco realizzo che guidando verso ovest alla mia&amp;nbsp;destra non trover&amp;ograve; mai una piazzola con un&amp;nbsp;po&amp;#39; di ombra. Tanto vale tirare dritto. </desc>
				
							
			</rtept>
		
			
				
			<rtept lat="42.7453344" lon="12.7384305">
				<name>Spoleto</name>
				<desc>&lt;br /&gt;
Arrivo a Spoleto, la attraverso in moto e non ci capisco una mazza. Sta a ridosso di una collina, con strade strette ed a singolo senso di marcia. I parcheggi sono o a pagamento o con disco orario. Per evitare rogne parcheggio fuori dalle mura, in un luogo imprecisato. Come un moderno Pollicino segno sul navigatore (Tom per gli amici) la posizione della moto, altrimenti non saprei come tornarci. Appena mi metto in cammino verso il centro una ragazza mi chiede indicazioni. Le spiego che sono un turista, ma mi offro di portarla in centro grazie a Tom. Poco dopo arriva anche il suo ragazzo. Addio sogni di gloria. Comunque passiamo il resto della giornata insieme.&lt;br /&gt;
Spoleto ha i numeri per essere una bella cittadina. Bella posizione, un duomo ed una fortezza spettacolari, possibilit&amp;agrave; di passeggiate (anche impegnative) su sentieri di terra battuta. Il centro storico &amp;egrave; un intreccio di stradine e vicoli che sbucano all&amp;#39;improvviso in piazzette e slarghi.&amp;nbsp;Ci sono 2 cose da dire:&lt;br /&gt;
1) a Spoleto &amp;egrave; impossibile morire di fame. C&amp;#39;&amp;egrave; un ristorante per ogni portone;&lt;br /&gt;
2) a parte i monumenti citati non c&amp;#39;&amp;egrave; molto altro, inoltre la citt&amp;agrave; &amp;egrave; piena di gru, ponteggi ed impalcature. Molte strutture sono in stato evidente di degrado, con scritte e sporco sparsi dappertutto.&lt;br /&gt;
Alla resa dei conti Spoleto potrebbe essere un bel posto ma non lo &amp;egrave;. Se poi consideriamo posti come Via delle Murelle, dove sono capitato vagando a caso, c&amp;#39;&amp;egrave; da avere paura. Una lunga via senza ramificazioni e senza ingressi o finestre di abitazioni, con monnezza appoggiata ai muri. Un luogo ideale per un&amp;#39;aggressione. </desc>
				
							
			</rtept>
		
			
				
			<rtept lat="42.7802296" lon="12.4084527">
				<name>Todi</name>
				<desc>&lt;br /&gt;
DUNAROBBA&lt;br /&gt;
Verso le 17:30 torno alla moto, destinazione un bed&amp;amp;breackfast a Dunarobba. Quel figlio di buona donna di Tom comincia a mostrare ostilit&amp;agrave;, facendomi passare per una strada &amp;quot;thriller&amp;quot;, mentre poco pi&amp;ugrave; il l&amp;agrave; passa uno stradone. Giunto alla strada principale sto per tranquillizzarmi, quando all&amp;#39;improvviso c&amp;#39;&amp;egrave; una interruzione per lavori. E vai di nuovo col thriller fino a Dunarobba!!! Fra fossi e campi supero il paese, convinto che tra&amp;nbsp;8 km&amp;nbsp;Tom mi condurr&amp;agrave; a destinazione. E invece in un&amp;#39;istante c&amp;#39;&amp;egrave; la tragedia. Si accende la spia della riserva. Quasi nello stesso momento Tom si scarica. Scopro cos&amp;igrave; che nonostante Mina abbia la presa a 12V, Tom si scarica pi&amp;ugrave; velocemente di quanto si carichi! E mo&amp;#39;? Sono in mezzo al nulla e vago ormai parecchio. &amp;#39;Fanculo il B&amp;amp;B, mi serve BENZINA. Su un cartello leggo &amp;quot;Todi 11 km&amp;quot;. Vuoi che non trovi un po&amp;#39; di benzina a Todi? E a questo punto pure un letto...&lt;br /&gt;
TODI (variazione imprevista)&lt;br /&gt;
Arrivo ad un benzinaio. Proprio di fronte c&amp;#39;&amp;egrave; un hotel. Per oggi sono stanco di sorprese, mi accontento. Sono a 2 km dal centro, ma non mi lamento. Per risparmiare 10 &amp;euro;uri prendo la stanza senza climatizzatore. Tanto fa fresco. Vado fino in centro a piedi. Todi &amp;egrave; una cittadina molto ben curata. Pulita, fin troppo tranquilla, bei palazzi e bella illuminazione. A differenza di Spoleto, qui il rischio di morire di fame c&amp;#39;&amp;egrave;. Le cose da vedere si concentrano quasi completamente sulla piazza (cattedrale, palazzo dei priori e palazzo del capitano), tranne S. Fortunato (molto carina, accanto ad un bel parco) e S. Maria della Consolazione, un po&amp;#39; decentrata ma assolutamente da vedere. Faccio foto notturne grazie al mio super-mini-cavalletto e poi torno in hotel a scrivere il diario. In lontananza si vedono fulmini e lampi. Il vento viene proprio da quella direzione. Pozza i bb&amp;egrave;! </desc>
				
							
			</rtept>
		
			
				
			<rtept lat="42.487133" lon="12.250393">
				<name>Bomarzo</name>
				<desc>&lt;br /&gt;
DUNAROBBA&lt;br /&gt;
Il maltempo che si vedeva in lontananza &amp;egrave; passato. Il cielo &amp;egrave; quasi completamente sgombro, a parte qualche nuvoletta strascicata, che qualcuno potrebbe riconoscere come &amp;quot;scie chimiche&amp;quot;. Ma se servono a darmi una giornata di sole, ben venga il complotto. Una colazione veloce (se non mi passano la colazione internazionale non ci trovo gusto ad abbuffarmi), disserto con un cameriere sulle cinture del karate, poi parto. Riprovo con la foresta fossile di Dunarobba, ma senza troppa convinzione. Arrivo alle 9:45. Apre alle 10:15. Per quanto mi riguarda &amp;egrave; gi&amp;agrave; un buon motivo per lasciar perdere. Rotta su Bomarzo.&lt;br /&gt;
BOMARZO&lt;br /&gt;
Tom continua a fare quello che gli pare. Ad intervalli regolari disabilita il display, e guarda caso, questi momenti coincidono proprio con quelli delle svolte. Poco dopo scopro che lo fa solo se sta attaccato all&amp;#39;alimentazione esterna. Nel frattempo comunque riesce a farmi cappellare 4 o 5 incroci. Non ci sarebbe nulla di male, se l&amp;#39;orrido asfalto umbro non mi facesse perdere un sacco di tempo.&lt;br /&gt;
Il Parco dei Mostri &amp;egrave; un giardino rinascimentale, e mi risulta essere sorto su un territorio sacro agli etruschi. Il signor Orsini, dopo la perdita della moglie, avrebbe chiesto a Proserpina di riaverla, e lei gli fece sfidare in combattimento i mostri come prova (almeno cos&amp;igrave; mi hanno raccontato). Presenta ambienti suggestivi, in una natura che mi sembra pi&amp;ugrave; invadente rispetto a quella delle foto che ho visto (in poche parole non potano le piante). Carino ma molto piccolo. In un&amp;#39;ora e mezza si vede e rivede. In caso di necessit&amp;agrave; (ed io ho necessit&amp;agrave;), c&amp;#39;&amp;egrave; una tavola calda all&amp;#39;ingresso.&lt;br /&gt;
Prima di ripartire ricevo una telefonaa da mamma. Era andata col camper dalle parti di Terracina, ma essendo stato il camping inferiore alle aspettative, &amp;egrave; fuggita a Piediluco. Non fatico a credere che abbia tentato un avvicinamento alla mia posizione. Per tornare a piediluco, dove mi ha invitato a raggiungerla, dovrei fare una deviazione di 120 km, quindi non se ne fa nulla. Si va alla Scarzuola. </desc>
				
							
			</rtept>
		
			
				
			<rtept lat="42.9225185" lon="12.0931481">
				<name>Montegabbione</name>
				<desc>&lt;br /&gt;
L&amp;#39;assurdit&amp;agrave; del casello di Fabro mi sconvolge a tal punto da farmi uscire al casello successivo (praticamente il casello sta in mezzo ad un autogrill). La strada per la Scarzuola si complica. Ancora una strada interrotta... fatico a trovare una strada alternativa. Ormai &amp;egrave; chiaro che l&amp;#39;Umbria mi &amp;egrave; ostile.&lt;br /&gt;
Alla Scarzuola non si pu&amp;ograve; arrivare per caso. Si deve volerlo. Gi&amp;agrave; trovare l&amp;#39;imbocco giusto della strada &amp;egrave; un&amp;#39;avventura. Una volta raggiunto il fatidico cartello comincia una strada brecciata a tratti molto ripida e rovinata. Mina mi supplica di non andare. La accontento: la parcheggio vicino al bivio e vado a piedi. Per arrivare si devono superare 20 minuti di cammino ed un pastore abruzzese (nel senso del cane) che scodinzola digrignando i denti. Quasi quasi gli faccio conoscere Cioppy. Arrivato, scopro che la visita &amp;egrave; per forza guidata e per forza su prenotazione. Tuttavia c&amp;#39;&amp;egrave; un gruppo che entra 10 minuti dopo il mio arrivo, cos&amp;igrave; posso aggregarmi. Finalmente un po&amp;#39; di culo...&lt;br /&gt;
Entro convinto di visitare un convento francescano leggermente ritoccato. All&amp;#39;interno, un personaggio che sembra uscito da &amp;quot;Alice nel paese delle meraviglie&amp;quot; (la nostra guida, nonch&amp;egrave; abitante della Scarzuola), ci dice che l&amp;#39;architetto Tomaso Buzzi ha comprato il monastero e l&amp;#39;ha trasformato nella sua delirante opera. Mischiando filosofia platonica ed individualista, il messaggio della Scarzuola &amp;egrave; chiaro: rompi il guscio della mediocrit&amp;agrave; e realizzati come uomo facendo qualcosa di grandioso. La guida &amp;egrave; un soggettone, odia i bambini (teme che gli rompano pezzi di muratura, fregandosene che si facciano male o meno), ci tratta con sprezzo e di tanto in tanto se ne esce con una risatina, una faccia da Jim Carrey ed il suo tipico &amp;quot;ci sta poco da fa&amp;#39;&amp;quot;. L&amp;#39;opera, nonostante la morte di Buzzi nell&amp;#39;81, &amp;egrave; ancora in costruzione secondo i suoi disegni. La visita &amp;egrave; piuttosto lunga, anche pi&amp;ugrave; di 2 ore. Questo potrebbe complicare la mia ricerca di un alloggio. </desc>
				
							
			</rtept>
		
			
				
			<rtept lat="43.092926" lon="11.782389">
				<name>Montepulciano</name>
				<desc>&lt;br /&gt;
Mi faccio dare un passaggio da dei turisti fino a dove ho parcheggiato Mina, poi parto per Montepulciano. Arrivo sul tardi ma trovo camera in un albergo all&amp;#39;interno delle mura. La struttura &amp;egrave; piuttosto antica, non ho neanche i servizi in camera (per la doccia devo uscire in corridoio, ma il bagno &amp;egrave; di mio esclusivo utilizzo). Ho un lavandino accanto al letto, ma il colore giallino dell&amp;#39;acqua calda mi dissuade dall&amp;#39;usarlo. Esco per la cena (Dio benedica la Toscana: con 19 &amp;euro;uri magno a crepare) poi faccio un giro per la citt&amp;agrave;. Come vedete non ho fatto neanche una foto. La citt&amp;agrave; &amp;egrave; carina nel complesso, ma non c&amp;#39;&amp;egrave; nulla che attiri particolarmente la mia attenzione. La sera stessa c&amp;#39;&amp;egrave; anche una specie di festa con le cantine aperte, quindi il palco montato in piazza ed i riflettori che puntano addosso alle gente non riesco neanche a vedere bene i monumenti principali. Un po&amp;#39; deluso me ne torno in camera. Scrivendo il diario la penna mi abbandona. La sfiga mi perseguita anche per queste piccole cose. La cosa bella &amp;egrave; che nei giorni successivi non riuscir&amp;ograve; neanche a sostituirla, quindi il diario cartaceo finisce qui.</desc>
				
							
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			<rtept lat="43.0789259" lon="11.6789074">
				<name>Pienza</name>
				<desc>Mi alzo e mi preparo alla partenza. Oggi ho molte tappe per la testa, e quasi sicuramente non riuscir&amp;ograve; a farle tutte. E&amp;#39; mia abitudine chiedere, ovunque mi fermi a mangiare o dormire, quali siano i paesi pi&amp;ugrave; interessanti nel circondario. Qua a Montepulciano sono veramente troppi. Mi butto sul sicuro: Pienza. Poi vedremo. Pienza &amp;egrave; un gioiellino. Uno dei posti pi&amp;ugrave;&amp;nbsp;pittoreschi in cui sia mai stato. Gi&amp;agrave; al di fuori del centro storico si vedono quasi solo villette con giardini curatissimi.&amp;nbsp;Entrati&amp;nbsp;nelle mura si &amp;egrave;&amp;nbsp;subito pervasi da una sensazione di tranquillit&amp;agrave; ed armonia. Pienza &amp;egrave; stata edificata come citt&amp;agrave; perfetta, secondo i canoni architettonici e filosofici del Rinascimento. Passeggio tra le vie del borgo (tutte con nomi molto evocativi: via dell&amp;#39;amore, via del bacio, via della fortuna...) in mezzo al colore rossiccio dei mattoni delle case, molte delle quali decorate abbondantemente con vasi e piante (mi &amp;egrave; sembrato di riconoscere anche una pianta di melanzane ad uso ornamentale). Nella parte sud del paese c&amp;#39;&amp;egrave; Via del Casello, dalla quale si pu&amp;ograve; godere di un ottimo panorama sulla val d&amp;#39;Orcia. Mi piacerebbe trattenermi, tanto &amp;egrave; rilassante questo posto, ma la giornata &amp;egrave; ancora lunga. Faccio scorte d&amp;#39;acqua e parto per la tappa successiva.</desc>
				
							
			</rtept>
		
			
				
			<rtept lat="43.0576666" lon="11.6059629">
				<name>San Quirico d&apos;Orcia</name>
				<desc>SAN QUIRICO D&amp;#39;ORCIA&lt;br /&gt;
Prima di partire mi sono munito di una guida rapida per i paesi della val d&amp;#39;Orcia. Questo render&amp;agrave; le mie visite molto pi&amp;ugrave; rapide e mirate, a scapito del gusto di perdersi... A proposito di perdersi. Capisco perch&amp;egrave; Tom spenga il display in continuazione. Cambio le impostazioni e risolvo il problema. Lui la prende male, e comincia a vendicarsi cercando di abbagliarmi col riflesso del Sole. Ma ci vuole altro per fermarmi. Arrivo a S. Quirico d&amp;#39;Orcia. Prima ancora di parcheggiare vengo accolto da robuste mura ed una porta a torre poligonale. Nel paese, che presenta caratteristiche simili a Pienza (anche se non con lo stesso fascino), visito la Collegiata e gli Horti Leonini, i giardini pubblici del paese. Mi godo un po&amp;#39; di ombra, poi riparto verso Bagno Vignoni, con l&amp;#39;intenzione di pranzare appena arrivo.&lt;br /&gt;
SULLA STRADA PER BAGNO VIGNONI&lt;br /&gt;
A destinazione sono solo 6 km. &amp;quot;Una passeggiata&amp;quot;, penso. Appena uscito dal paese Tom mi dice di girare ad un incrocio. Lo assecondo. Dopo qualche centinaio di metri la strada diventa di terra battuta, ma comunque larga e regolare. Non mi preoccupo troppo. In senso contrario incontro soo ragazzi con zaini e scarpe da trekking. Che sia un percorso pedonale? Ma poi subito dopo passa un camion. Mi tranquillizzo. Un paio di km dopo la strada prende una brutta piega. Si stringe, diventa pi&amp;ugrave; ghiaiosa, &amp;egrave; attraversata da solchi piuttosto profondi ed aumenta di colpo la pendenza. Rimango appeso su una curva, indeciso su cosa fare. Dietro arriva una macchina. Chiedo aiuto, ma ricevo solo quello morale. Chiedo &amp;quot;Ma da qui in avanti &amp;egrave; tutta cos&amp;igrave;?&amp;quot; &amp;quot;No no. Migliora. E&amp;#39; sempre bianca ma migliora&amp;quot;. Va b&amp;egrave;, proseguiamo. Col cazzo che migliora! Ogni metro che faccio la strada peggiora. Il serbatoio comincia a piangere (ma probabilmente &amp;egrave; solo a causa della pendenza). L&amp;#39;antenna di Tom crepa in maniera irreversibile. Spengo il motore e prendo una decisione drastica. Scender&amp;ograve; in sella a Mina ma aiutandomi solo a forza di freni e punte di piedi. Non si sa quante volte, per usare una espressione fine, ho ripreso la vacca per i coglioni (detto che sottolinea con forza la difficolt&amp;agrave; dell&amp;#39;impresa). Tom si prende gioco di me: almeno sapessi quanto manca mi farei coraggio. Invece no. Mi guarda dal suo schermo ingrigito dall&amp;#39;assenza di segnale. Dopo circa 2 ore di supplizio e litri di sudore versati (soprattutto nei pantaloni... sembra me la sia fatta addosso!) comincio a vedere la fine. Faccio un ultimo sforzo e giungo a destinazione.&lt;br /&gt;
BAGNO VIGNONI&lt;br /&gt;
Per prima cosa CIBO!!! Cerco un ristorante che soddisfi le mie necessit&amp;agrave;. Il centro &amp;egrave; piccolissimo e praticamente lo visito cercando da mangiare. I&amp;nbsp;ristoranti ci sono, ma cerco uno dove potermi abbuffare. I prezzi sono molto alti. Visti tutti, ne scelgo uno. Prendo un primo. Poi, siccome non mi fido molto, ordino un&amp;#39;insalata. In caso di necessit&amp;agrave; mi sazier&amp;ograve; di pane e verdura. Il primo &amp;egrave; molto buono e particolare, ma anche molto poco. Ci ho visto bene. Dico al proprietario-cameriere &amp;quot;&amp;#39;Sto paesino &amp;egrave; bellissimo, ma avete una stradaccia per arrivarci...&amp;quot; &amp;quot;Perch&amp;egrave;, lei dove &amp;egrave; passato?&amp;quot; &amp;quot;Da S. Quirico c&amp;#39;&amp;egrave; una pessima&amp;nbsp;strada brecciata&amp;quot;, dico io. E lui &amp;quot;Guardi che da S. Quirico c&amp;#39;&amp;egrave; la Cassia, asfaltatissima!&amp;quot; Incasso il colpo e comincio a mangiare, scambiando pareri sulla Toscana con altri turisti.&lt;br /&gt;
La caratteristica principale di Bagno Vignoni &amp;egrave; che non c&amp;#39;&amp;egrave; una piazza normale. C&amp;#39;&amp;egrave; invece una grossa vasca d&amp;#39;acqua termale, che anticamente veniva usata in modo molto intelligente. Sfruttando la posizione elevata del paese, per caduta l&amp;#39;acqua veniva convogliata in canali ed utilizzata per le docce in una apposita torre poco sotto il livello del paese e per alimentare una serie di mulini man mano che si scende a valle. Una figata! Prima di partire ripristino le scorte d&amp;#39;acqua e prendo una cartina all&amp;#39;ufficio informazioni. Con Tom ho chiuso. In lontananza vedo una villa simile a quella del film &amp;quot;Il gladiatore&amp;quot;. So che dovrebbe trovarsi davvero da queste parti, ma non sono sicuro sia lei. </desc>
				
							
			</rtept>
		
			
				
			<rtept lat="42.9293888" lon="11.7014074">
				<name>Castiglione d&apos;Orcia</name>
				<desc>&lt;br /&gt;
BAGNI SAN FILIPPO&lt;br /&gt;
Mi sarebbe piaciuto passare per il Monte Amiata, ma dato che mi orienter&amp;ograve; con una cartina preferisco le strade semplici. Vado a Bagni San Filippo passando per &amp;quot;l&amp;#39;asfaltatissima Cassia&amp;quot;. C&amp;#39;&amp;egrave; vento anche oggi.&lt;br /&gt;
A bagni San Filippo da vedere c&amp;#39;&amp;egrave; solo il Fosso Bianco. Per il resto &amp;egrave; una localit&amp;agrave; termale. Il Fosso Bianco &amp;egrave; una suggestiva concrezione calcarea di discrete dimensioni. Sembra una cascata bianca immobilizzata in un singolo fotogramma. Faccio una breve passeggiata lungo il torrente, suddiviso almeno nella parte iniziale in vasconi dove poter fare il bagno (abusivo: &amp;egrave;&amp;nbsp;vietato!). Mangio un gelato, faccio il pieno di benzina e riparto.&lt;br /&gt;
ABBAZIA DI SANT&amp;#39;ANTIMO&lt;br /&gt;
Attraverso Castiglione d&amp;#39;Orcia, dove purtroppo non mi fermo, e proseguo per strade di campagna. Alla fine arrivo all&amp;#39;abbazia. Avvicinandosi la si vede dalla parte posteriore, che &amp;egrave; anche la migliore, secondo me. L&amp;#39;abbazia presenta una struttura massiccia ed imponente. Gi&amp;agrave; di suo merita di essere vista. In pi&amp;ugrave; lo scenario in cui si trova aggiunge valore a questo posto. Mi flippo di foto panoramiche poi guardo l&amp;#39;orologio. Comincia ad essere tardi. Meglio mettersi alla ricerca di un posto per dormire. </desc>
				
							
			</rtept>
		
			
				
			<rtept lat="42.7628597" lon="11.1127828">
				<name>Grosseto</name>
				<desc>ALLA RICERCA DI UN ALLOGGIO&lt;br /&gt;
Supero Montalcino. Appena superato mi do del pirla. Avrei potuto fermarmi l&amp;igrave;. Ma non torno sui miei passi. La stanchezza comincia a farsi sentire. Voglio accelerare la visita di ci&amp;ograve; che mi interessa, cos&amp;igrave; da poter poi tornare finalmente a casa. Decido che domani sar&amp;agrave; il mio ultimo giorno di viaggio. Penso che potrei andare a dormire direttamente a Nomadelfia. Aggiudicato. Ci provo. Prendo la superstrada verso Grosseto e dopo alcune decine di km vedo l&amp;#39;uscita per Nomadelfia. Arrivo mentre tutti stanno cenando. Un paio di persone stavano ancora negli uffici. Dico che sono interessato a visitare la comunit&amp;agrave;, per&amp;ograve; data l&amp;#39;ora mi fanno capire che non &amp;egrave; il momento opportuno per presentarmi e mi chiedono se posso tornare domani. Senza fare troppe storie decido di trovare una sistemazione altrove. E se devo andare altrove, voglio andare dove c&amp;#39;&amp;egrave; il mare. Castiglione della Pescaia mi ispira. Da quel poco che vedo attraversandolo dovrebbe essere un posto carino. Peccato che TUTTI gli hotel siano al COMPLETO. Mi dicono che non c&amp;#39;&amp;egrave; speranza sulla costa. Se tutto va bene posso trovare qualcosa a Grosseto. Mi prestano un elenco telefonico e comincio a chiamare. Sono quasi le 22. Alla fine trovo un posto libero vicino all&amp;#39;uscita di Grosseto Sud. Costa 95 &amp;euro;uri a notte ma non ne vale neanche la met&amp;agrave;. Sto fuori dalla civilt&amp;agrave;, non vale la pena uscire. Ma non ho neanche voglia di andare a mangiare. Non avendo neanche la penna mi metto a guardare la tv e poi a dormire presto.&lt;br /&gt;
Marted&amp;igrave; 12/08/08&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; km 390 circa&lt;br /&gt;
NOMADELFIA&lt;br /&gt;
Sveglia di buon&amp;#39;ora, colazione e si va. Per le 8:45 sono a Nomadelfia. Nomadelfia significa &amp;quot;legge di fratellanza&amp;quot;. L&amp;#39;idea del fondatore, don Zeno, era costruire un luogo dove non ci fossero n&amp;egrave; servi n&amp;egrave; padroni. Comincia a mettere in atto il suo progetto fondando l&amp;#39;Opera Piccoli Apostoli, in cui accoglieva bimbi senza genitori. La comunit&amp;agrave; cominci&amp;ograve; poi a prendere forma quando una giovane donna spontaneamente decise di fare loro da madre. Dopo essere stata combattuta sia dallo Stato che dalla Chiesa, e dopo aver passato diverse vicissitudini, ora Nomadelfia &amp;egrave; riconosciuta da entrambi. Per lo Stato &amp;egrave; una sorta di cooperativa con dipendenti regolarmente assunti, con tanto di contributi pagati, mentre per la Chiesa &amp;egrave; una parrocchia comunitaria, con tanto di costituzione approvata dalla Santa Sede.&lt;br /&gt;
In realt&amp;agrave; Nomadelfia vuole essere la realizzazione di quella che per molti &amp;egrave; un&amp;#39;utopia. Una comunit&amp;agrave; governata per democrazia diretta dove tutti hanno quello di cui hanno bisogno e dove nessuno desidera pi&amp;ugrave; di quello che ha. Questo perch&amp;egrave; per entrare a Nomadelfia bisogna seguire un vero e proprio percorso vocazionale dalla durata di 3 anni. Se non ti senti in grado di sostenere il suo stile di vita puoi andartene quando vuoi. Come nel suo spirito originale, Nomadelfia accoglie molti minorenni, alcuni nati da famiglie nomadelfe, altri adottati. Ovviamente loro non vivono l&amp;igrave; per scelta. Vengono educati e a 18 vengono lasciati liberi di farsi una vita. La comunit&amp;agrave; provveder&amp;agrave; a mantenerli nel periodo iniziale. Torneranno solo se lo vorranno loro.&lt;br /&gt;
A Nomadelfia non esiste denaro o propriet&amp;agrave; privata. Alcuni generi di prima necessit&amp;agrave; sono custoditi in magazzini e vengono distribuiti secondo necessit&amp;agrave;, mentre ogni casa &amp;egrave; dotata di pollaio ed orticello per fornirsi di cibo. Le abitazioni, tranne quelle preesistenti alla fondazione della comunit&amp;agrave;, non sono in muratura: sono prefabbricate. E comunque ogni 3 anni si cambia casa e compagni di casa. Questo perch&amp;egrave; le famiglie vivono nelle case in gruppi, detti gruppi familiari. I lavori, tranne quelli altamente specializzati (come il medico) vengono svolti a rotazione da tutti, mentre altri (come la vendemmia) sono svolti dall&amp;#39;intera collettivit&amp;agrave;. L&amp;#39;unico prodotto venduto dalla comunit&amp;agrave; &amp;egrave; il vino perch&amp;egrave; prodotto in maniera superore al necessario. I giovani vengono istruiti in ambito familiare, poi possono sostenere gli esami nelle scuole del circondario.&lt;br /&gt;
I nomadelfi sostengono che tutto questo &amp;egrave; possibile perch&amp;egrave; spinti dalla fede in Cristo. In comunit&amp;agrave; accettano quindi solo cristiani praticanti. Temono che la presenza di altre ideologie nella comunit&amp;agrave; possano avere effetti destabilizzanti.&lt;br /&gt;
Ovviamente se gli dici &amp;quot;comunisti&amp;quot; se la prendono a male. Comunque per quanto mi riguarda il comunismo non &amp;egrave; altro che l&amp;#39;ideologia che si concretizza&amp;nbsp;in una&amp;nbsp;comunit&amp;agrave;. Loro dicono che il comunismo ha fatto molti danni. Io dico che il comunismo ha fatto danni quando applicato male. Studiatevi la storia dei primi soviet e poi ditemi. Il fatto &amp;egrave; che una comunit&amp;agrave; religiosa come Nomadelfia tira avanti anche con offerte di visitatori e credenti, mentre una comunit&amp;agrave; comunista non riceverebbe una beata fava da nessuno.&lt;br /&gt;
La visita finisce prima di pranzo. Oggi vado di fretta. Non mi trattengo oltre: devo andare a San Galgano!
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			<rtept lat="43.151488" lon="11.148876">
				<name>san galgano</name>
				<desc>C&amp;#39;&amp;egrave; un bel po&amp;#39; di strada per San Galgano. Mi fermo a mangiare in una stazione di servizio. Per assecondare quelli che il tizio della Scarzuola definirebbe &amp;quot;moti interiori&amp;quot;, mi tocca procedere con una &amp;quot;cagata acrobatica&amp;quot; dentro il bagno in pessimo stato del bar. E non &amp;egrave; facile con zaino e tracolla addosso! La strada per San Galgano &amp;egrave; bellissima, se non fosse per quel maledetto vento che tira da 4 giorni. A colpo d&amp;#39;occhio San Galgano lascia senza fiato. Una struttura tipicamente gotica, alta e slanciata, ma completamente a cielo aperto. Cos&amp;igrave; hanno pensato di rendere l&amp;#39;abbazia una sorta di teatro montandoci all&amp;#39;interno un palco e delle platee. Evito di commentare questa scelta. Questo non toglie che il luogo resti comunque interessante da vedere. E poi non capita tanto spesso di entrare in chiesa e sentire il cinquettio degli uccellini che ormai vi risiedono stabilmente. In posizione sopraelevata rispetto all&amp;#39;abbazia c&amp;#39;&amp;egrave; l&amp;#39;eremo di Montesiepi, accessibile a piedi attraverso 2 strade: una asfaltata ed una sterrata. L&amp;#39;interno &amp;egrave; molto particolare per via del rivestimento bicolore della cupola, che alterna cerchi chiari con cerchi scuri. A Montesiepi &amp;egrave; inoltre presente la famosa spada nella roccia. Si dice che sia stata piantata l&amp;igrave; da San Galgano stesso, ad indicare l&amp;#39;abbandono della sua vecchia vita per abbracciare la fede. La spada nel corso degli anni &amp;egrave; stata sicuramente rimaneggiata pi&amp;ugrave; volte, per&amp;ograve; fa effetto vederla l&amp;igrave;. Ed ora giusto il tempo di consultare la cartina e poi verso casa. </desc>
				
							
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			<rtept lat="43.1107009" lon="12.389172">
				<name>Perugia</name>
				<desc>&lt;br /&gt;
Mi aspetta una lunga cavalcata. Ho in mente di farla tutta d&amp;#39;un fiato. Devo arrivare fino a Siena per riprendere la superstrada che, passando da Perugia, mi riporter&amp;agrave; vicino a Spoleto. Fino a Siena le strade sono stupende. Ottimo asfalto, curve abbastanza veloci e lunghi tratti dritti. Peccato che ci sia un autovelox quasi ogni km. Tocca fare i bravi. Da Siena si riprende la superstrada che riporta in Umbria. L&amp;#39;Umbria &amp;egrave; la Nemesi del motociclista. Perfino la superstrada &amp;egrave; di merda. Ogni 100 m c&amp;#39;&amp;egrave; il cartello che avvisa del controllo elettronico di velocit&amp;agrave;, ma in tutta la superstrada non si trova un solo cartello che dica quant&amp;#39;&amp;egrave; il limite. Comunque non riesco a tener fede ai miei propositi. Vicino a Castiglione del Lago mi fermo a riposare le mie stanche terga. Giusto un paio di minuti, poi riparto. </desc>
				
							
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			<rtept lat="42.8957467" lon="13.7965415">
				<name>Monsampolo del Tronto</name>
				<desc>&lt;br /&gt;
Arrivato a Norcia Mina sembra andare da sola. E&amp;#39; come se dicesse &amp;quot;Ora lascia fare a me&amp;quot;. Arrivo a casa che &amp;egrave; ancora giorno, ma la stanchezza si sente. Dovr&amp;ograve; fare di meglio, se vorr&amp;ograve; andare a Caponord. Scarico tutte le borse e rimetto Mina nel garage. La parte pi&amp;ugrave; dura doveva ancora arrivare: la pubblicazione delle foto e la&amp;nbsp;scrittura del diario!</desc>
				
							
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