Kebili
Ksar Ghilane
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Ripartiamo da Douz, stavolta non riusciamo ad essere mattinieri dato che il tipo che ci ha affittato i quad insiste a fare per noi la prenotazione all'oasi e così perdiamo tempo prezioso che recupereremo poi in tempo cottura sotto il sole.
Costeggiamo il Sahara per una cinquantina di km e poi ci buttiamo sulla pista dell'oleodotto, ora stiamo andando dritto per dritto verso il deserto. La pista è bitumata, ma è piena di saliscendi e spesso la sabbia invade la strada.
Il mio TDMemmone non sfigura affatto anche perchè dopo una settimana di Tunisia ho affinato la mia tecnica del "paperotto" sulla sabbia: tirare su il sedere, filo di gas e con i piedoni pedalare e tenere in piedi la moto quando la ruota davanti svariona da una parte o dall'altra.
La sabbia qua ha cambiato colore, è diventata rossa ed è finissima, forse è più insidiosa. Cerca di riappropriarsi del suo spazio, le moto si lasciano dietro come dei tentacoli di sabbia che la avvinghiano come a farla sprofondare.
Arriviamo finalmente all'oasi, è già mezzogiorno e il caldo è insopportabile, entrare nell'oasi non è affatto facile, è tutta sabbia ma alla fine la fatica è ricompensata, ci infiliamo nel resort più figo, teuccio alla menta appena arriviamo, piscina tra le palme, deserto a vista.
Spettacolo.
Ci sistemano in tende pseudo-beduine, dotate di bagno in muratura e climatizzatore. Dentro fa freddo. Non oso immaginare la classe energetica di questo manufatto, qualcosa tipo Z-- che equivale più o meno ad "ecomostro".
E' un nonsenso una cosa del genere, un inno allo spreco per occidentali viziati, c'erano anche le tende non climatizzate (leggi bollenti) per pochi dinari in meno, insomma bisognava scegliere se sentirsi in colpa o dei fessi.
Per oggi preferisco sentirmi in colpa.
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32° 58' 50" N, 9° 38' 11" E
Tunisia
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