Tunis
Tunisi
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Tunisi la vediamo dalla camera dell'albergo, ci infiliamo in stanza, tempo un kebab via endovena e il letto si impossessa di noi.
La mattina dopo ci sveglia il campionato mondiale di clacson per le vie di Tunisi, è uno strumento che qui ha la stessa dignità del cambio o della frizione, dunque va usato come se non esistesse un domani.
Ripartiamo di gran fretta visto che vogliamo raggiungere il sud il prima possibile, miracolosamente mi ritrovo le mappe della Tunisia per il GPS quindi riusciamo ad uscire rapidamente dalla città (non sapremo mai come è finito il campionato mondiale di clacson).
E' una sgroppata di 350 km per arrivare alle porte del deserto. Man mano che ci allontaniamo l'asfalto diventa sempre meno liscio, ci lasciamo alle spalle le varie baraccopoli e inizia a comparire il famigerato "sieditore lato strada": un antico mestiere assolutamente NON in pericolo di estinzione, già visto in Marocco: consiste nel stare a lato strada a far nulla o, tutt'al più, a vendere un unico tipo di prodotto, si parte da polpette fritte fritte fritte, poi angurie, poi meloni per finire, nei pressi di Gafsa, bottiglie di benzina.
La strada è sempre dritta, impossibile sbagliare, anche il GPS si annoia, l'unica cosa che riesce a dirmi di utile è "stai andando a sud". La strada è tanto dritta quanto pericolosa, ti viene voglia di aprire il gas ma ai lati delle strade succede di tutto.
Pecore, muli con il blocca disco (le zampe anteriori legate insieme). Proprio uno di questi, con le zampe legate, inizia zompettando ad attraversare la strada, io da lontano non riuscivo a capire cosa fosse: saltava come un canguro, aveva quattro zampre come un cane, peloso come un montone, lento come un mulo: non rientrava in nessuna casistica del mio bestiario.
Sono dovuto arrivargli a 100 metri per capire cosa fosse.
Qua tutti salutano: entrando e uscendo dai bar, incrociandoli per strada, non c'è bambino che ti veda passare in moto e che non ti saluti sbracciandosi, impossibile non ricambiare, contagiando in questo modo un futuro motociclista. Il saluto allo sconosciuto è una cosa che dalle nostre parti si è persa.
Dal benzinaio mi ferma una signora, tifosa della Juventus, dice di amare l'Italia e mi chiede un souvenir, le regalo la scaldacollo con la bandiera italiana, le vengono le lacrime agli occhi. Sono cose.
Purtroppo lungo la strada un camion lancia per aria tre sassi con la gomma, un di questi, grosso come un sanpietrino, mi prende sotto il ginocchio, tra lo stivale e la protezione. Andavo abbastanza forte. Un male boia. Ora ho una specie di pompelmo sotto la rotula, ma incredibilmente è solo una botta. Non mi ricordo quando ho fatto rivestire le ossa di adamantio come Wolverine, ma è servito. Ho la netta impressione di essermi giocato un jolly.
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36° 49' 7" N, 10° 9' 57" E
Tunisia
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