translate
Sembra di non essere già più in Italia, il piazzale d’attesa per il traghetto è colmo di una umanità improbabile, nessuno, a parte gli unici quattro motociclisti, sembrano preoccuparsi del ritardo di 8 ore del traghetto, tutti la prendono con filosofia: stendono per terra i loro tappeti e continuano a tirare fuori cibarie dalle borse frigo, tipo tasca di Eta Beta.
La borsa frigo qua é un vero status symbol, se non ce l’hai non sei nessuno, più grande è più figo sei, se addirittura hai quello che la presa elettrica, sei uno che merita rispetto.
Noi, da bravi occidentali, ordiniamo una pizza e ce la facciamo consegnare nel parcheggio.
La nave che porta in Tunisia, sebbene sia una GNV, è un vero cesso, è l’equivalente galleggiante di quelle Mercedes scassate con 300 mila km alle spalle, sospensioni sfondate, con il portapacchi pieno di cianfrusaglie avvolte nel cellophane: la nave galleggia ma è sporca, se c’è una cosa che si può rompere è rotta e nessuno si cura di aggiustarla, proprio come si fa con le macchine vecchie: “tanto l’anno prossimo la faccio rottamare”.
La cabina è il solito quattro-loculi ma il bagno non è stato pulito, protestiamo in reception ma riusciamo solo ad ottenere un metro e mezzo di filippino che, armato di uno straccio, si chiude in bagno quattro minuti quattro e fa quello che può: non si sente nessun rumore di spruzzino venire dal bagno tantomeno nessun odore di lavanda, la pulizia consiste semplicemente nello spostare lo sporco in posizione meno visibile.
Il loro diverso punto di vista per quanto riguarda le pulizie è evidentemente la regola piuttosto che l’eccezione: tutte le cabine sono così, le pulizie sono “a richiesta”, infatti durante il tragitto dalla reception alla cabina il povero filippino ha subito diversi tentativi di rapimento da altre cabine maleodoranti, abbiamo dovuto scortarlo come fosse un VIP: occhiali scuri e spintoni ai passanti.
Essendo il traghetto in ritardo è partita una piccola class action da parte dei passeggeri che si sono fatti consegnare un foglio in cui viene certificata l'ora di partenza e quella di arrivo, sfortunatamente il tutto non avviene con le modalità che uno si potrebbe aspettare , piuttosto si forma una specie di piccola intifada davanti il bancone della reception dove uno steward napoletano cerca di riportare l'ordine (e già questo sarebbe bizzarro di per sé), mentre un capannello di persone continua sbraitare in arabo totalmente incurante del fatto che nessuno li stia ascoltando e, tantomeno capire, come se ci fossero le telecamere della CNN.
edit
|
|
37° 12' 30" N, 10° 32' 9" E
Tunisia
|
|
|