Prova off-road Ducati Multistrada 1200

Più che Multistrada 1200, avrebbero dovuto chiamarla Multistrade 1200, visto che l’indole dell’ultima nata in casa Ducati è e resta quasi esclusivamente stradaiola. Durante l’ultimo fine settimana, complici gli amici di STRADANOVA (www.radunomaxienduro.it) , ho infatti messo alla frusta (si fa per dire) la mia MTS sull’offroad e la prima impressione è stata “lasciamo stare, questa moto non è fatta per sentieri, boschi, calanchi, sterrati”.

Moto provata: Ducati Multistrada 1200 S, allestimento Touring, dotazioni di serie. Km dai 1200 ai 1800

Location: l’agriturismo Sant’Egle, nei pressi di Sorano, cuore della Maremma toscana. Il terreno era piuttosto secco e duro, le strade affrontate, a parte le bianche comunali per raggiungere gli agriturismo, sono state le classiche cavedagne in salita e discesa create per i trattori. In più, ho percorso tratti erbosi, alternati a strade sottobosco con molto fogliame sul fondo.Settaggi della moto: Avendola comprata due settimane fa, i settaggi sono rimasti quelli standard. Inserito la modalità Enduro, ho notato con piacere che l’Abs e il traction control (DTC) vengono praticamente disinseriti dalla centralina di serie e non creano alcun problema nell’uso off road. Per quanto riguarda le gomme, ho tenuto ovviamente le Scorpion Trail by Pirelli montate di serie. Misura della posteriore: 190/55/17… e qui comincia tutta la storia…

Impressioni da fermo: Cominciamo con la posizione di guida in piedi: il manubrio è 3-4 centimetri troppo basso per un pilota della mia altezza (186 cm). Confortevoli, invece, i leveraggi dei controlli sul manubrio, soprattutto la frizione, abbastanza morbida da non affaticare la mano e il braccio, ma precisa come solo una Ducati sa essere. Dosabile e sicuro anche il freno davanti. Difficile da raggiungere con lo stivale (Alpinestars Vector) il pedale del freno: nella posizione standard, infatti, è troppo basso e da in piedi non c’è verso di azionarlo. Regolandolo nella posizione di maggior ‘allungo’, le cose migliorano ma servirebbe un centimetro di ‘alzo’ in più. Bene anche le pedane, con i gommini proteggi scarpe che si possono togliere. ATTENZIONE: In modalità ENDURO la moto si ‘alza’ di circa 5 centimetri e questo rende le operazioni di arresto e appoggio del piede a terra più difficili.

Impressioni in marcia: Le sospensioni Olhins anteriore e posteriore lavorano alla grande, assorbendo senza problemi anche buche di una certa profondità. In modalità ENDURO, i cento cavalli erogati dalla Multi sono molto docili e permettono un buon dosaggio del gas, permettendo di togliersi d’impaccio con relativa facilità, specie in salita. Bene anche il cambio: la seconda e la terza permettono di percorrere quasi ogni strada. Rischio ribaltamento, invece, se si spalanca violentemente il gas in prima. Impressione generale di estrema delicatezza dai paramani: hanno una buona funzione paravento, ma sono troppo morbidi e leggeri per l’uso off road anche amatoriale, specie nel punto in cui si innesta la freccia integrata. Inoltre, il fatto che le scodelle per l’olio del freno anteriore e della frizione si innestino direttamente sul paramano aumenta le vibrazioni e la sensazione di delicatezza complessiva del manubrio. Meglio sarebbe stato dotare la moto di paramani tradizionali ‘chiusi’ con punto di aggancio anche nel bilanciere del manubrio (stile GS): basta infatti una fronda di traverso sul sentiero per piegare quelli in dotazione sulla Multistrada. Anche il porta targa posteriore, con annesso gruppo ottico e frecce, è soggetto a eccessive vibrazioni, accentuate dai percorsi fuoristrada. E’ però solo un’impressione: dopo un week end di buche, ho controllato il serraggio delle viti e non si sono mosse di un millimetro. Test del posteriore superato.

Impressioni di guida off-road: Il problema della Multi sono le gomme, specialmente la posteriore. Non è infatti prevista la possibilità di utilizzare gomme tassellate e le Scorpion Trail,  che Ducati indica come ‘ottimali’ anche per l’uso off road, non garantiscono alcun tipo di grip sulle strade bianche. E stiamo parlando di difficoltà, alle alte velocità, su strade sì bianche, ma curatissime e senza fango. Nei sentieri in mezzo ai campi, specie in discesa, le cose si complicano ancora di più: la gomma posteriore, larghissima, scivola in continuazione e mette la moto ‘di traverso’, rendendo difficile la gestione anche a velocità ridotte. Alzando la velocità, la sensazione di insicurezza non cambia. Inoltre, nelle frenate col posteriore, soprattutto in discesa, la moto si scompone notevolmente causa scivolamento della gomma, rendendo difficilissimo il controllo. E stiamo parlando di terreni secchi: con il fango o sull’erba, le gomme della Multi non hanno praticamente alcun grip. Molto meglio il comportamento della moto in salita: a prescindere dalla pendenza, la cavalleria della Multi non si fa mai pregare e spinge in maniera costante e dosabile fin da subito. Sul piano, il terreno sconnesso non aiuta: la Multi assorbe buche fino a 10-15 centimetri di profondità, ma basta così. Se il dislivello è maggiore, occorre moltissima circospezione, anche se la presenza del paramotore di serie aggiunge qualche sicurezza in più.

Valutazione generale in off-road: La Multistrada è una moto ‘da strada’. Può essere, volendo, utilizzata fuoristrada, ma mai per fare del vero e proprio enduro, neanche turistico. Con la Multi, si possono affrontare strade bianche, meglio se pianeggianti e asciutte, con qualche patema d’animo in meno rispetto a quanto si potrebbe fare con un 1198, ma siamo molto, molto, molto lontani da un’ipotesi di paragone con il BMW GS 1200. Il GS è una maxienduro stradale, la Multistrada è una sportiva che può andare fuoristrada senza rompersi dopo un chilometro.

NB: Due parole sull’elettronica. Dopo un giorno e mezzo di uso intenso, sia stradale che off road, si è rotta la molla che riporta l’interruttore dell’accensione in posizione neutra e quindi, prima di poter accendere la moto o inserire il bloccasterzo, è necessario rimetterlo a posto con il dito. Nessun problema, invece, per quanto riguarda il funzionamento in marcia della moto: le cinque centraline non hanno creato alcun problema, i controlli sul manubrio hanno retto e il cruscotto, pure all’apparenza delicato, non ha avuto alcun problema. Non si può dire la stessa cosa dei leveraggi. Ho purtroppo ‘appoggiato’ la moto su un fianco a causa di un avvallamento non visto al momento dello stop e la leva del freno anteriore si è storta di parecchio, tanto da rendere necessaria la sostituzione.

Immagine anteprima YouTube

In conclusione: La Multi ha fatto tutto quello che le ho chiesto: ha corso su strade bianche, è scesa da un calanco in mezzo ai solchi scavati dai trattori nella terra argillosa e secca e perciò durissima, ha attraversato un campo di fieno, si è arrampicata per stradelli sassosi, ha persino guadato un canaletto con fondo in cemento coperto di melma. Tutto del suo passo, tutto con una certa apprensione da parte del pilota, ma tutto sommato senza eccessivi problemi, se non la paura di romperla. Solo, non mi sono divertito nel farlo, perché si percepisce che la campagna non è il suo modo: è sull’asfalto, infatti, che ‘la Belva è fuori’. Curvoni a 200 all’ora, misto stretto in seconda e terza a motore imballato, tratti autostradali, traffico cittadino: se il fondo stradale è stato costruito dall’uomo, allora la Multi lo percorre aggressiva e sta davanti a quasi tutti (ci vogliono le superbike di ultima generazione dai 1000 cc in su per avere ragione dei 150 cavalli di Borgo Panigale). La modalità SPORT non ha rivali, la TOURING mette la Multi al pari delle blasonate viaggiatrici tedesche, la posizione di guida non affatica mai e le valigie, in marcia, è come non averle. Insomma, a Bologna hanno fatto il giusto compromesso tra la supersportiva, la turistica e lo scooter. Prendere che sia una belva anche fuori strada… è troppo.

Alcuni consigli a Ducati

Tornare all’accensione tradizionale con blocco chiave
Modificare e rendere più robusti i paramani
Creare un cerchione posteriore che permetta l’inserimento di una gomma tassellata
Migliorare i leveraggi anteriori, prevedendo la possibilità di montare leve ribaltabili

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  • Cinghiale

    Concordo pienamente sui commenti e considerazioni tecniche. Quindi grande moto, ma la cosa che più mi dà fastidio e, quello che spesso ti inganna, sono le pubbblicità che fanno di certi prodotti, dove ti fanno vedere cose … “sconosciute a noi comuni mortali” !!!Ciao Stefano, Il Cinghiale Maremmano

  • http://www.riderpedia.com/blog/it/it Guidone

    forse e' questo che intendono alla Ducati per off-roadhttp://vimeo.com/12627930

  • http://twitter.com/64Flute/statuses/16568368771 64Flute (Alessandro)
  • http://www.claimid.com/koolinus kOoLiNuS

    bella prova, e grazie per averla condivisa ….io, se mai dovessi prenderla, gli unici sterrati che le farei vedere sarebbero quelli delle stradine per arrivare in agriturismo a mangiare :-D … oppure qualche stradina d'accesso alle spiagge Salentine o greche ;-)

  • Jean Gateaux

    bella prova,per esperienza personale, mi sentirei di aggiungere che i cerchi in lega sono troppo deboli    (ho già piegato l’anteriore…e peso 60Kg !!!)
    son sicuro che un diametro del cerchio anteriore non dico 21,ma almeno 19inch darebbe
    tutta un’altra risposta nella guida fuoristrada.
    Ma è inutile sognare:per fare in modo di montare un 19′ bisognerebbe fare modifiche profonde:
    1- inclinazione cannotto sterzo(già si impenna troppo figuriamoci mettendo semplicemente
        una ruota più grande davanti!)
    2 – 20,30 mm di corsa in più alla forcella anteriore e poi ancora….
    Ma già con queste modifiche si tratta di una moto completamente diversa da un punto di vista costruttivo.
    Concludo che per adesso mi tengo la mia Multistrada “a Base Stradale”
    nella speranza che ducati osi mettere sul mercato  una moto “a Base Offroad” che vada molto bene… anche in strada, se no che Multistrada sarebbe!?!

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